Onore e Vanità. Raccontare il condottiero nella Forlì sforzesca. Note del curatore.
Dal 7 al 15 febbraio 2026 l’Oratorio di San Sebastiano ospita la mostra “Onore e Vanità. Condottieri nella Forlì sforzesca al tempo di Pino Ordelaffi e Caterina Sforza”, un progetto espositivo promosso dall’associazione Famaleonis che ho avuto il compito di curare nei contenuti storici e nell’impianto narrativo complessivo.
Non si tratta di una semplice esposizione di armi o abiti storici, ma di un percorso pensato per restituire al pubblico la complessità di una figura centrale del Quattrocento italiano: il condottiero, uomo d’arme, attore politico e protagonista della rappresentazione del potere.
È importante sottolineare che il progetto curatoriale della mostra Onore e Vanità è stato realizzato per conto di Famaleonis APS, associazione culturale di cui sono membro fondatore e che per molti anni mi ha visto ricoprire il ruolo di presidente.
Il progetto nasce dalla forte volontà dell’associazione, che ha scelto di investire risorse, competenze ed energie nella realizzazione di un’iniziativa culturale rivolta alla città e al pubblico, finanziando interamente l’esposizione.
Determinante è stato anche il contributo degli associati di Famaleonis, che hanno messo a disposizione parte degli oggetti esposti, frutto di anni di studio, ricerca e ricostruzione storica. Senza questo lavoro collettivo, basato sulla condivisione di competenze e materiali, non sarebbe stato possibile dare forma a questo progetto di dimensioni contenute ma di respiro ambizioso, pensato per coniugare rigore storico, divulgazione e coinvolgimento del pubblico.
La mostra nasce da anni di studio sul campo, confronto con fonti iconografiche, documentarie e materiali, e da un lavoro costante di ricostruzione sperimentale.
Ogni oggetto esposto, armature, armi e capi di abbigliamento, è una replica museale, realizzata sulla base di reperti, modelli iconografici e documentari del XV secolo, con l’obiettivo di restituire in modo chiaro e rigoroso forme, funzioni e significati degli originali, evitando consapevolmente qualsiasi ricorso alla spettacolarizzazione.
Il fulcro concettuale del progetto è racchiuso nel titolo stesso:
Onore come virtù militare, disciplina, affidabilità della parola data;
Vanità come costruzione consapevole dell’immagine pubblica, magnificenza e linguaggio visivo del potere.
Due dimensioni solo apparentemente opposte, che nel Rinascimento convivono e si rafforzano a vicenda.
Il racconto è calato intenzionalmente nel contesto della Forlì tardo-quattrocentesca, negli anni del governo di Pino III Ordelaffi e di Caterina Sforza.
Forlì non è un semplice contesto geografico, ma una crocevia politico e militare tra grandi potenze italiane: Milano, Firenze, Venezia e lo Stato Pontificio. Una città strategica, in cui la presenza dei condottieri e delle reti sforzesche ha inciso profondamente sulla cultura materiale, sull’arte militare e sul gusto estetico locale
Il percorso espositivo è strutturato in sette sezioni tematiche, pensate per accompagnare il visitatore con una narrazione chiara ma rigorosa:
La Forlì sforzesca, per comprendere il contesto politico e militare.
Il Condottiero, figura professionale e uomo di potere.
Onore, dove armatura, elmo e spada diventano simboli morali oltre che strumenti di guerra.
Tra arme e corte, con il farsetto come punto di contatto tra funzione militare e moda civile.
Vanità, dedicata alla rappresentazione del prestigio attraverso abiti, copricapi ed elmi da parata.
Dal marmo al metallo, che illustra il metodo di lavoro di Famaleonis: dalla fonte artistica alla ricostruzione funzionale.
A completare il percorso vi è una settima sezione dedicata al coinvolgimento diretto del pubblico, uno spazio esperienziale ispirato alla Dama dei Gelsomini, celebre dipinto conservato nel vicino Musei di San Domenico, che invita il visitatore a entrare simbolicamente nella storia del Rinascimento forlivese.
Uno degli aspetti che ho voluto maggiormente evidenziare, in qualità di curatore, è la trasparenza metodologica che caratterizza il lavoro di ricostruzione storica di Famaleonis , rendendola comprensibile e verificabile anche agli occhi del visitatore.
La sezione “Dal marmo al metallo” illustra in modo esplicito il processo che conduce dalla fonte artistica rinascimentale, come il busto di Pino III Ordelaffi, alla realizzazione di una corazza indossabile e funzionale.
Non si tratta di “ricreare” il passato in maniera arbitraria, ma di mettere alla prova le fonti, confrontarle con reperti conservati nei musei e verificarne la coerenza sul piano pratico. È un approccio che integra ricerca storica, competenza artigianale e sperimentazione, offrendo al pubblico una chiave di lettura concreta e verificabile della cultura materiale del Quattrocento.
“Onore e Vanità” è pensata per un pubblico ampio: studiosi, appassionati di storia, visitatori curiosi, studenti. Il linguaggio è volutamente divulgativo, ma non semplificato; l’obiettivo è offrire strumenti di lettura, non risposte preconfezionate.
In questo senso, anche il personale di sala e le visite guidate diventano parte integrante del progetto: la mostra è un racconto condiviso, non una sequenza muta di oggetti.
Personalmente considero questo progetto un ulteriore passo avanti nel dialogo tra ricerca storica e divulgazione, un’occasione per restituire alla Forlì uno sguardo consapevole su una delle stagioni più dense e complesse della sua storia e, al tempo stesso, per far conoscere il lavoro di Famaleonis, realtà che da anni opera con continuità e rigore nel campo della divulgazione storica.
Per approfondire la mia attività di consulenza storica, i progetti di ricerca e le collaborazioni in ambito culturale e divulgativo, è possibile visitare il sito https://consulenzastorica.it/
Onore e Vanità. Raccontare il condottiero nella Forlì sforzesca. Note del curatore.













