Armet lombardo del XV secolo
Armatura B4 delle Grazie di Mantova
L’armetto (armet nella terminologia francese e internazionale), indicato anche nelle descrizioni storico-museali come “elmetto da cavalleria”, è una tipologia di elmo chiuso sviluppatasi nel corso del XV secolo e strettamente legata all’evoluzione dell’armatura da uomo d’arme.
La sua struttura è caratterizzata da una calotta relativamente aderente al capo, da una visiera mobile e, soprattutto, da due guanciali laterali incernierati, che si chiudono intorno al volto e alla mandibola. Questo sistema consente di ottenere una protezione completa della testa mantenendo dimensioni contenute e una stretta integrazione con le protezioni del collo e della parte superiore dell’armatura.
L’espressione “elmetto da cavalleria” ne descrive l’impiego nell’ambito dell’armamento pesante destinato al combattimento a cavallo, mentre armetto identifica più precisamente la specifica tipologia costruttiva dell’elmo.
L’esemplare qui illustrato fa parte dell’armatura B4, proveniente dal Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Curtatone e oggi conservata presso il Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova. L’insieme è riferibile all’ambito lombardo e databile all’ultimo quarto del XV secolo.
L’elmo presenta una calotta compatta e arrotondata, alla quale sono articolati i guanciali laterali destinati a chiudersi intorno alla mandibola. La protezione del volto è completata dalla visiera mobile. La conformazione aderente al capo e il sistema delle parti mobili sono caratteristici dell’armetto italiano della seconda metà del Quattrocento.
Le superfici sono prevalentemente lisce e prive di una decorazione marcata. La forma è determinata dalla modellazione della piastra d’acciaio e dall’articolazione delle diverse componenti, secondo soluzioni proprie della produzione armiera lombarda del periodo.
Un elemento significativo per lo studio dell’aspetto originario dell’elmo emerse durante lo smontaggio conservativo del frontale. Come riportato da Lionello Giorgio Boccia1, una porzione della superficie metallica, rimasta protetta dall’ossidazione, conservava una finitura particolarmente brillante.
Il dato documenta l’impiego di procedimenti di finitura e lucidatura dell’acciaio capaci di produrre superfici molto diverse dall’aspetto assunto oggi dal metallo. La superficie originaria poteva presentarsi accuratamente levigata e lucidata, con un effetto prossimo a quello specchiante.
L’armet B4 costituisce pertanto un riferimento materiale per lo studio della costruzione, dell’articolazione e delle tecniche di finitura degli elmi prodotti nell’ambito dell’armatura lombarda dell’ultimo quarto del XV secolo.
Foto Autore per profilo ig @quattrocentolab
1. Lionello Giorgio Boccia (1926–1996) è stato uno dei principali studiosi italiani di armi e armature storiche. Specialista dell’oplologia e, in particolare, della produzione armiera italiana ed europea tra Medioevo e Rinascimento, fu direttore del Museo Stibbert di Firenze. I suoi studi sull’armatura lombarda del Quattrocento costituiscono ancora oggi un riferimento fondamentale per la classificazione, la datazione e l’attribuzione delle armature italiane. Nel 1982 pubblicò lo studio specificamente dedicato alle armature provenienti dal Santuario di Santa Maria delle Grazie di Curtatone.
Bibliografia utile:
BOCCIA, Lionello Giorgio, Le armature di S. Maria delle Grazie di Curtatone di Mantova e l’armatura lombarda del ’400, Busto Arsizio, Bramante, 1982.
BOCCIA, Lionello Giorgio; COELHO, Eduardo Teixeira, L’arte dell’armatura in Italia, Milano, Bramante Editrice, 1967.
RICCADONNA, Alberto; POSIO, Vannozzo, Le armature delle Grazie. Tra storia e leggenda, 2ª ed. aggiornata e ampliata, Edizioni Chiribella, 2024, ISBN 9788890583520.










